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  • : Descrivo spesso rimedi naturali per risolvere piccoli problemi, mi interesso anche di economia, diritto e scienze della finanza.Offro informazioni relative alla scuola, alle lingue straniere, la letteratura italiana e straniera e notizie su i grandi scrittori. Mi occupo anche di viaggi e film
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31 maggio 2011 2 31 /05 /maggio /2011 01:13

L'acquisto di una casa richiedere nella maggior parte dei casi la necessità di sottoscrivere un mutuo. Il nostro fisco prevede la possibilità di detrarre dall'imposta Irpef un importo pare al 19% delle spese relative agli interessi passivi, agli oneri accessori quali le spese notarili, l'imposta per la trascrizione o la cancellazione di ipoteca oltre alle quote sostenute per l'acquisto di una abitazione principale.

Per poter usufruire di questa detrazione si devono possedere alcuni requisiti. Prima di tutto è fondamentale che le spese sia sostenute esclusivamente per accedere ad un mutuo e che il soggetto che ha ottenuto il finanziamento sia residente in Italia. Il contratto del mutuo deve inoltre essere garantito da adeguata ipoteca su immobile.

L'unità immobiliare deve essere adibita ad abitazione principale, con intestazione al contribuente o a un suo familiare, entro un anno dall'acquisto del bene. La detrazione spettante non deve superare comunque l'importo di 3.615,20 euro, tale importo cambia a seconda della data in cui è stato stipulato il mutuo.

Infatti il limite massimo di detrazioni è riferito ad ogni contestatario per i mutui stipulati fino al 31 dicembre 1992, e a tutti i cointestatari del mutuo per quelli stipulati dopo questa data. La detrazione viene riconosciuta se il contribuente è anche l'intestatario del mutuo. Si ha anche la possibilità di detrarre per i mutui sottoscritti dopo il 31 dicembre 1992, la quota del coniuge a carico. Il contribuente perde il diritto alla detrazione per gli interessi ipotecari dall'anno successivo a quello in cui l'abitazione non viene più utilizzata come casa principale. Si ha diritto anche alla detrazione per gli interessi su mutui richiesti per effettuare interventi di recupero sull'abitazione.

Le condizioni per averne diritto riguardano la presentazione di documentazione che evidenzi gli interventi di manutenzione sia ordinaria che straordinaria, di restauro o di ristrutturazione edilizia. da effettuarsi o effettuata sulla casa principale.

I documenti dovranno essere conservati nel caso in cui gli uffici finanziari facciano richiesta di esibizione o trasmissione. Si devono conservare le quietanze di pagamento relative agli interessi passivi, una copia del contratto di mutuo dal quale risulti che la stipulazione è avvenuta per effettuare interventi di recupero e copia di tutta la documentazione che attesti le spese sostenute per effettuare i lavori. Per questo secondo tipo di finanziamento il limite massimo di detrazione di spese viene fissato in 2.582,28 euro.

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Published by danyteacher - in Case e Beni immobili
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commenti

Giovangualberto Ceri 05/19/2012 15:51

GIOVANGUALBERTO CERI

A dispetto di Dante
(Così risulta che, infatti, sia avvenuto.)

LETTERA APERTA SU “DANTE E BEATRICE” E SUGLI STUDI UNIVERSITARI SU DANTE IN RISPOSTA ALLE STIMOLANTI E-MAIL INTERLOCUTORIE INVIATEMI DAL PROFESSOR ALBERTO CASADEI DOCENTE DI ITALIANISTICA
ALL’UNIVERSITÀ STATALE DI PISA.
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Capitolo I

Alcuni presupposti della disputa a partire dal
problema posto dalla festa di oggi.

Oggi, in Firenze, giovedì 2 Febbraio 2012, festa della Purificazione della beata Vergine Maria e, ugualmente, della Presentazione di Gesù bambino al tempio in braccio alla Madonna, o della
Candelora, e al tempo stesso anche festa dell’apparizione, per la prima volta, di Beatrice a Dante sia pure all’insaputa dei secolari ‘STUDI SU DANTE’: ivi compresi quelli contemporanei assai
stimolanti ed interessanti del professor Alberto Casadei. Ma potrebbe esserci, a spiegazione del fatto che l’Accademia non abbia saputo della mia scoperta del giorno della prima apparizione di
Beatrice a Dante, come anche di altre mie, più di un motivo culturale ed anche inerente un diverso metodo di studio e, da qui, le premesse per l’apertura, appunto, di una disputa. Di chi la
ragione?
Seguendo le indicazioni del CALENDARIO “stile antico fiorentino” adottato da Dante nella COMMEDIA, nella VITA NUOVA e nel CONVIVIO e che parte da quell’anno in cui la Natività di Cristo cade di
domenica, e quindi la Sua Incarnazione risultante avvenuta, necessariamente, di venerdì, la Vergine Maria avrebbe simbolicamente condotto Gesù bambino al tempio, più precisamente di quanto
precedentemente indicato, il GIOVEDÌ 2 FEBBRAIO DEL 2° ANNO DOPO CRISTO del nostro computo storico. Conseguentemente Beatrice sarebbe apparsa per la prima volta a Dante (Vita Nuova, II, 1-2) il
VENERDÌ 2 FEBBRAIO 1274 del nostro computo storico, sia pure all’insaputa, come ho già detto, della Critica dantesca.
Analizzando la festa di oggi relativamente al suo processo costruttivo-costitutivo, al senso che ha, e all’utilizzazione che ne fa Dante, possiamo intanto affermare che il 2 Febbraio è, ad un
tempo, festa di Maria (Luca, 22 – 38; Luca II, 29-35) e di Beatrice (Vita Nuova, II, 1-2). Di Maria perché è stabilito, come vedremo, dalla Teologia liturgica sulla scorta del Vangelo di Luca; e di
Beatrice poiché viene sentenziato da Dante in apertura della VITA NUOVA col ricorso alle scienze medievali di più alto rango, cioè col ricorso a quelle nobili e nobilissime e perciò ontologicamente
più complesse. Se così, saremo arrivati ad un primo e solido punto di partenza per giudicare della validità del mio indirizzo di studi, nonché per criticare, viceversa, l’insufficiente percorso
letterario seguito dai vecchi e nuovi Studi Accademici su Dante: poiché la presenza di un legame fra Maria e Beatrice viene comunemente riconosciuta, e come potrebbe essere diversamente!, mentre
qui, nel caso anche di questa mia scoperta, saremo di fronte ad un riscontro scientifico-oggettivo di tale comunione spirituale che finirebbe per creare una forte sinergia a tutta la già nota
architettura mariologico-dantesca. Un “riscontro scientifico-oggettivo” seguendo le scienze medievali di più alto livello non sarebbe infine solo la riprova di una verità, di una situazione che già
risulta dichiarata letterariamente, ma costituirebbe anche l’introduzione alla scoperta di un modo inatteso di comporre del Poeta, e fors’anche medievale, tale da capovolgente l’idea
storico-culturale che ci si è fatti fino ad oggi della poesia e del vissuto medievale.
Se nessun esegeta ha mai saputo indicare con precisione matematica il giorno della prima apparizione di Beatrice a Dante, nonostante che lo stesso Poeta le abbia dato la massima importanza poiché
solennemente la mette subito in apertura della VITA NUOVA (II, 1-2), e perciò con un entusiasmo scientifico che si caratterizza per la sua discrezione, quasi a voler anticipare il delicatissimo e
nobilissimo senso di tutta l’opera, io essendoci al contrario riuscito vorrà pur dire qualcosa. E invece no! Ma se avessi ragione? Di solito mi si risponde, purtroppo, con una domanda retorica, e
non affatto entrando nel merito: come se fosse riprovevole farlo o, peggio ancora, e come avrebbe potuto dire Dante, perché “non eran da ciò le proprie penne” (Par., XXXIII, 139), cioè quelle
dell’esegesi tradizionale. Retoricamente infatti di solito mi si domanda: “Ma che importanza può avere se questa apparizione avvenne in un giorno invece che in un altro?” Questo perché, con
mentalità moderna, gli esegeti interpretano l’episodio solo da un punto di vista cronologico-storico, e perciò astratto. E se esso avesse invece, e soprattutto, una valenza
astrologico-simbolico-liturgica? Averlo ignorato potrebbe essere stato catastrofico da un punto di vista culturale e di Italianistica.
La disputa annunciata, a partire dalla festa mariana e dantesca di oggi, dovrebbe adesso potersi dichiarare aperta, anche perché la nostra civiltà non sopporterebbe che gli Studi Universitari,
stando le cose su Beatrice e Maria nella maniera anzi detta con l’aggiunta di tutto il resto, possano passare impunemente sotto silenzio il problema, ovvero senza lentamente regredire. Ci saranno
poi anche altre cento occasioni per ribadire, controllare e, se qualcuno lo volesse, addirittura per acclamare questo mio nuovo percorso culturale e metodologico, ma è logico e naturale che io
parta da qui, dalla festa di oggi. Dante, credo, ne andrebbe orgoglioso.
Dell’esistenza di un calendario che parte, computisticamente, da Cristo nato di domenica come a noi interesse qui adottare per risolvere il problema, viene testimoniato anche in chiusura della
“Quaestio de aqua et de terra” e per cui l’opera, indipendentemente che sia lavoro di Dante o meno, negli studi sul medioevo e sullo stesso Dante viene ad assumere, almeno per me, un’importanza
esegetico-strategica assoluta. Tale calendario io lo chiamo “stile antico fiorentino”: ed è computando sul nostro calendario odierno, o storico, altresì tenendo però conto di Cristo nato di
domenica che, obbligatoriamente, arriviamo a questo nostro giovedì mariano del 2 febbraio del 2° anno dopo Cristo in cui la Madonna realmente portò (realismo simbolico-liturgico e calendariale) fra
le sue braccia Gesù bambino al tempio. A datare da questa festa, anche per simpatia, arriviamo al giorno del primo incontro fra Beatrice e Dante del ricordato venerdì 2 febbraio 1274 del nostro
computo storico (Vita Nuova, II, 1-2) e alla festa di oggi.
Per quello che ho affermato fino ad ora sulla molta importanza strategica della “Quaestio”, mi si prenda, per il momento, sulla parola: quindi nonostante che l’opera venga di solito trascurata in
quanto ritenuta scarsamente scientifica e quindi, negli studi su Dante e sul medioevo, da doversi quasi scartare. Comunque sarebbe sotto l’aspetto di REPERTO scientifico trecentesco che essa
verrebbe ad assumere, anche per me, un grosso valore. Quando gli esegeti la prendono in esame è soprattutto per sostenere e dimostrare che non è opera di Dante, fors’anche per sollevare il Poeta
dall’avere fatto considerazioni geometriche poco affidabili. Ma siccome il computo computistico-calendariale dell’èra “volgare”, o “cristiana”, a partire da Cristo nato di domenica, non è mai stato
preso in considerazione dagli storici moderni, né dai dantisti, né dagli esperti di calendari antichi, mentre in chiusura della “Quaestio” si indica come possibile e giusto, anzi quasi ammonendo
chi procedesse diversamente, ecco perché l’opera viene ad assumere una importanza solenne. Essa costituisce uno dei pochi punti di partenza, se non l’unico del tutto chiaro, per accogliere
l’ipotesi di andare, negli studi su Dante, nella direzione domenicale indicata che poi farà approdare ad un nuovo senso poetico-letterario di tutta l’OPERA dantesca.
È più che noto, e fa parte del nostro vissuto quotidiano, considerare e vivere la giornata domenicale come il giorno speciale, eccezionale, di tutta la settimana: e questo è tanto più vero se si
segue la nostra sacra Teologia liturgica. Se per un cristiano la domenica è festa liturgica di precetto, allora non meraviglierà che Dante abbia voluto computare l’éra cristiana da Cristo nato di
domenica e quindi necessariamente incarnatosi di venerdì. Se avesse proceduto in tale modo non si vede cosa gli si sarebbe potuto rimproverare, specialmente poi se nelle sue opere, e a maggior
ragione nella COMMEDIA, avesse dato maggiore importanza alla SACRA TEOLOGIA LITURGICA, piuttosto che alla SACRA TEOLOGIA RAZIONALISTA. Infatti la domenica è Domenica soprattutto per il suo senso e
la sua importanza liturgica. Ma Dante apprezza la liturgia? Seguendo i tradizionali Studi su Dante non risulta affatto, se non in piccola e sbrigativa misura dal recente lavoro del 1999 di Mons.
Dante Balboni apparso diversi anni dopo le mie scoperte divulgate dal 1993 al 1995. In base ai miei studi la Commedia inizia infatti per la festa liturgica dell’Annunciazione a Maria ed
Incarnazione di Cristo del sabato 25 marzo del 1301 del nostro computo storico e finisce il Venerdì Santo 31 marzo 1301 nel momento del versamento del prezioso sangue di Cristo per Noi. Più
liturgico di così Dante non avrebbe potuto essere ed io l’ho di